Per ritenzione idrica si intende una tendenza dell’organismo a trattenere liquidi ed è un fenomeno che non provoca solo danni estetici, ma alla lunga può portare problemi renali.

IL SALE DA CUCINA

Il sale da cucina o cloruro di sodio (NaCl) è la più importante fonte alimentare di sodio. 

Esso viene utilizzato per conferire sapidità ai cibi oppure per conservare alcuni generi alimentari. I suoi costituenti, il sodio ed il cloro, sono elementi molto importanti per il nostro organismo; tuttavia nella nostra società si tende a consumare più sale del necessario, con effetti negativi sulla salute.

In Italia, come in tutti i paesi occidentali, il consumo di sale è più del doppio della dose indicata come ideale.

È bene sottolineare che il fabbisogno di sodio viene ampiamente soddisfatto dalla quantità contenuta negli alimenti. 

La quota eccedente di sodio introdotto proviene, infatti, da alimenti nella cui preparazione o produzione è stato addizionato sale. Inoltre, spesso, altro sale viene aggiunto al momento del consumo.

Quale è l’azione fisiologica del sale?

Il sodio è presente principalmente nei liquidi extracellulari, in quantità minore nei liquidi intracellulari e nelle ossa. 

Svolge importanti funzioni quali regolazione della pressione osmotica, del volume dei liquidi extracellulari e dell’equilibrio acido-base; interviene nella trasmissione dell’impulso nervoso, nel mantenimento del potenziale di membrana e dei gradienti elettrochimici transmembrana.

Il sodio degli alimenti è totalmente assorbito nell’intestino tenue e nel colon. La regolazione del contenuto corporeo di sodio avviene per opera dell’aldosterone.

Eccesso di Sodio.

Il sodio, per via delle sue funzioni fisiologiche, tende a trattenere l’acqua nei tessuti. Aumenta quindi la quantità di liquido contenuto nei vasi sanguigni (aumentando la pressione sanguigna e la massa di sangue) o che imbeve i tessuti, generando edemi.

Quando si riscontrano degli edemi (ovvero quando il corpo trattiene liquidi che generano gonfiori) occorre sempre ricercarne la causa.

In genere il nostro organismo elimina autonomamente l’eccesso di sodio introdotto con la dieta ma vi sono diverse circostanze cliniche in cui viene consigliata una dieta povera di sodio.

La dieta iposodica è spesso indicata:

  • nelle cardiopatie, o meglio nell’insufficienza cardiaca, quando occorre “alleggerire” la massa di sangue pompata dal cuore;
  • nelle sindromi nefrosiche o in altre malattie del rene, in cui diminuisce il filtrato e i liquidi tendono a rimanere nel corpo;
  • in alcune situazioni che prevedono alterazioni ormonali o cure con ormoni surrenali (cortisoni e simili);
  • nell’ipertensione, malattia grave e diffusissima.

Un deficit di sodio si può verificare solo in presenza di particolari situazioni quali una sudorazione estrema, traumi, diarrea cronica o patologie renali.

Infine una riduzione del consumo di sodio entro limiti ragionevoli porterebbe invece a una diminuzione della mortalità per patologie cardio e cerebro-vascolari.